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Pane, salsiccia e filosofia.

Studiare la filosofia aiuta a semplificarci la vita? Aiuta nel lavoro e nel problem solving?

È di qualche settimana fa un articolo de Il sole 24 ore di Alberto Magnani Le «inutili» lauree umanistiche danno sempre più lavoro, in cui in poche parole, si dice che la richiesta di competenze trasversali e la versatilità dei laureati in scienze umanistiche è sempre più forte.

Pare, infatti, che “Il valore aggiunto delle lauree umanistiche potrebbe essere proprio l’assenza di una traiettoria univoca tra studi e lavoro. E in questo senso, il parametro della «efficacia della laurea» valutato da Almalaurea finisce per essere secondario.”

Io ancora me lo ricordo il mio primo libro di filosofia: Le domande della vita di Fernando Savater. Avevo 14 anni. Ancora lo odio. Ma lo ringrazio. E mi ricordo pure i quattro e le “paperelle” (i due) che il mio professore mi metteva. Non lo odio (più) e lo ringrazio quel professore che sapeva che i due mi facevano incazzare e che, se non altro per orgoglio, mi sarei messa a studiare.

Quello che ci manca oggi è farci le domande, quelle giuste.

Quello che ci manca è staccarci dall’iPhone e spremere i neuroni oltre le dispense, gettare lo sguardo oltre la siepe del percorso formativo, sia pure importante, ma diciamolo, non del tutto e sempre collegato con il mondo reale e del lavoro. Non riusciamo più a controllare la velocità con cui il sistema ci trascina. Io appartengo alla generazione delle cabine telefoniche e del tape, quando mi toccava attendere che il nastro si riavvolgesse per sentire la mia canzone preferita.

Come molti, vivo il cambiamento digitale con curiosità e voracità di apprendere ma anche con un grandissimo stordimento per tutto il rumore dei news-feed, della bulimia delle immagini e dei video, della mercificazione di ogni istante della nostra vita. Paradossalmente è come sulle montagne russe: ti tengono incollato al sedile e vai talmente veloce che non ti puoi muovere. Fatichiamo a cercare una verità. I punti fermi non sono mai stati così mobili, e bisogna fare i conti con tutto questo.

Shut everything down! Facciamo una prova. Se non sai perché “l’essere è e non può non essere e il non essere non è e non può non essere“, cioè se non sai spiegarlo a parole tue, non c’è dio Google o altro benedetto motore di ricerca che tenga. Certo imparare a memoria lo scioglilingua parmenideo è quantomeno una bella prova di volontà.

Anche se sembra che studiare ste cose non serva a un ca**o, invece accende un faro sulle prospettive e aiuta a vedere e gestire dinamiche e processi, a chiedersi il perché, a trovare la soluzione, non quella più esatta magari, ma quella che può funzionare. Il pensiero è parola, la parola è atto. Solo quando ragioniamo sulle cose, le scriviamo, le disegniamo, strappiamo il foglio lo accartocciamo, torniamo a scarabocchiare, a strappare, a parlare soli a voce alta, a provare e riprovare, alla fine troviamo le risposte a quelle domande che dovremmo ricominciare a farci.

La filosofia è un modus operandi, una tecnica, è un sapere concreto che non sta scritto su (Santa) Wikipedia, ma che, in quanto uomini e donne forniti di milioni di connessioni neurali, riusciamo a trovare da soli. È conoscenza che resta per sempre perché ci costa fatica acquisirla.

Qualunque sia il tuo percorso di studi, qualunque la strada nella tua vita, ecco perché dovresti fermarti con gli amici davanti a un pezzo di pane e salsiccia, prenderti del tempo per pensare, studiare e discutere la filosofia. 

 

 


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Unibas digitale: più facile con Telegram!

Quest’anno, presso la facoltà di Scienze e tecnologie informatiche del DIMIE, all’interno del corso “Programmazione a oggetti II”, è stata avviata per la prima volta una nuova e interessante forma di interazione con gli studenti, basata sulla nota app di messaggistica gratuita, Telegram.

Lanciata nel 2013, è disponibile sui principali sistemi operativi per dispositivi mobili oltre che su Pc Windows, macOS e Linux.

Il cloud (che consente di sincronizzare i contenuti su più dispositivi) e una forte crittografia dei dati sono i suoi punti di forza.

Oltre a fornire la possibilità di scambiare messaggi e qualsiasi file multimediale, Telegram consente all’utente di iscriversi ai Canali, ovvero delle chat in cui gli ammistratori inviano news, file e avvisi. Ogni novità, quindi, viene notificata in tempo reale a tutti gli iscritti.

I docenti del corso hanno già raccolto numerose iscrizioni sul canale, ma c’é di più: gli studenti stanno beneficiando di tutti i vantaggi offerti dalla piattaforma, come ad esempio:

  • Avvisi immediati su lezioni, prove d’esame o news di altra natura sul corso;
  • Materiale didattico condiviso direttamente sul canale;
  • Fruizione semplice e immediata di tutti i contenuti.

Una cosa interessante: l’applicazione usa un protocollo di comunicazione open source, il che vuol dire che chiunque (con le dovute competenze) può realizzare un proprio client basato su Telegram.

A portata di smartphone avete, insomma, un potente strumento di collaborazione che vi consente di essere sempre aggiornati su tutto ciò che riguarda l’organizzazione dei vostri corsi più importanti.

Se siete già utenti dell’app, vi invitiamo a condividere questa novità con i vostri colleghi, amici e soprattutto con i vostri docenti e rappresentanti degli studenti.

Un canale Telegram dei corsi che frequentate potrebbe rivelarsi l’occasione per migliorare la vostra produttività ad ogni livello. Pensate, infine, ai docenti di quei corsi che, per svariate ragioni, sono sprovvisti di un portale online su cui caricare il materiale didattico: Telegram consentirà di aggirare questo ostacolo e potrete disporre di tutto ciò che avete bisogno per i vostri esami in pochi e semplici passaggi. Facile quanto scaricare un file!

Un altro piccolo passo della nostra Unibas verso il digitale.

Trovate maggiori informazioni qui.